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Tu vuò fa’ l’americano: tutti a tifare per Gallinari e Belinelli in Nba

Alessandro Cassaghi
5 novembre 2018

Dopo le prime settimane dall’inizio del campionato di basket più celebre al mondo, l’NBA, le aspettative sui nostri due italiani sono altissime. Riuscirà Marco Belinelli a vincere il suo secondo titolo di campione del mondo con i San Antonio Spurs? E Danilo Gallinari, ora come ora l’italiano più forte, saprà a portare i suoi Los Angeles Clippers ai playoff per giocarsi poi la vittoria finale?

Ma conosciamo meglio questi due ragazzi “a stelle e strisce”.

Marco Belinelli

Classe 1986, Marco Belinelli inizia la sua carriera nel campionato più seguito e competitivo al mondo nel 2007. Viene scelto al draft, la “lotteria” dove le squadre si aggiudicano uno alla volta i giovani più promettenti, alla diciottesima selezione assoluta dai Golden State Warriors. Il suo primo anno nella lega non è facilissimo, gioca poco, ma già dal secondo riesce a ritagliarsi il ruolo che farà di lui un tiratore letale dall’arco dei tre punti. Nel 2008, durante un’ottima partita contro i Toronto Raptors, il pubblico del palazzetto intona un coro – “Rocky, Rocky” – rivolto a Marco, per via della sua incredibile somiglianza con il personaggio di Rocky Balboa interpretato da Sylvester Stallone. L’anno successivo, nel 2009, l’addio ai Warriors: inizia così il percorso da giramondo di “Beli”. Le sue destinazioni? Toronto, New Orleans, Chicago, fino a San Antonio: con gli “speroni” del Texas, Marco troverà finalmente le soddisfazioni a lungo cercate. È il 2014 quando con gli Spurs partecipa alla gara del tiro da tre punti e, con enorme soddisfazione del pubblico che lo segue dall’Italia, il nostro Rocky vince la gara. Un antipasto di quello che Marco sarà in grado di fare quell’annata micidiale: vincere il campionato del mondo, mettendosi al dito l’anello da campione. Come vuole la tradizione, i vincitori NBA a gennaio vanno in visita alla Casa Bianca, e in quell’occasione Beli viene persino nominato da Barack Obama, tifosissimo dei Chicago Bulls, che dice: “Marco manca molto a noi tifosi dei Bulls”. Che soddisfazione! Dopo i due anni da sogno agli Spurs, torna il giramondo di sempre: prima una stagione fallimentare ai Sacramento Kings, poi due anni ai Charlotte Hornets, infine Atlanta e Philadelphia. Qui, a “Philly”, troverà un pubblico che lo ama: storica la foto pubblicata su Instagram di Rocky Balboa, personaggio per l’appunto “philadelphiano”; Marco si sente come il pugile, vuole battersi per la vittoria ma purtroppo l’anno non sarà vittorioso. Quest’ultima stagione l’ha iniziata con i San Antonio Spurs, e si prevede un ritorno del buon vecchio Beli che riesce a spostare la partita dalla panchina: a fine anno si troverà con un nuovo anello da campione al dito? Noi ovviamente lo speriamo!

Danilo Gallinari

Danilo Gallinari è ad oggi il talento più cristallino del basket di casa nostra. Il suo soprannome? Il “Gallo”: ha persino il tatuaggio del gallo sulla schiena in compagnia del numero 8, il suo numero di maglia da sempre e anche numero fortunato, visto che è nato l’8 agosto 1988 ed è alto 2 metri e 8 centimetri. È figlio del campione degli anni ’80 Vittorio Gallinari, che ha vinto tutto con l’Olimpia Milano. E Danilo arriva proprio dall’Olimpia alla NBA nel giugno 2008, a nemmeno vent’anni. Viene selezionato al draft come sesta scelta assoluta dai New York Knicks allenati da Mike D’Antoni, che è stato per ben dieci anni compagno di squadra di papà Vittorio. Per capire quanto il primo anno sarà difficile per Danilo basti sentire i fischi al draft dei tifosi di New York, un esordio ancor più tosto pensando ai problemi alla schiena che lo tengono a lungo lontano dal parquet. Il secondo anno a New York, però, Danilo gioca il Rookie Challenge, il prestigioso scontro durante la pausa dell’All Star Game NBA di metà stagione tra i Rookies (i giocatori al primo anno) e i Sophomores, quelli al secondo anno di esperienza. Nel gennaio del 2011 passa da New York a Denver, che diventerà casa sua fino al 2017. Qui Danilo dimostrerà tutto il suo talento, e l’11 aprile del 2015 registrerà il più alto numero di punti segnati da un giocatore italiano in una partita NBA, 47. Fenomenale. Nel luglio del 2017, è tempo di fare le valigie: borse piene di dollaroni per il Gallo, che firma il contratto che lo renderà lo sportivo del bel Paese più pagato al mondo: per lui, ben 65 milioni di dollari in tre anni. Ma, al contrario dei colleghi “spendaccioni”, non ha auto di lusso: usa quella acquistata otto anni fa. E ha un sogno, se le ginocchia glielo permetteranno: chiudere la carriera da giocatore nella sua amata Milano. Che non l’ha mai scordato.


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