Letteratura

“Tutti tranne Giulia”: lettura in apnea

staff
14 ottobre 2012

Ci sono tanti modi per esplorare, attraverso il racconto, gli intricati grovigli dell’anima, tanti modi per intraprendere le tortuose vie della psiche. Tuttavia, in ognuno di essi si nasconde l’insidia della banalità, del linguaggio scontato e frivolo, soprattutto se, per affrontare l’indagine, si utilizza l’espediente più comune: la morte e il distacco.

Allora si perdoni allo scrivente la sua – questa volta, sì, eccessiva, ma non può essere altrimenti! – banalità nell’elogiare il secondo romanzo di Michela Tilli.

Dopo “La vita sospesa”, l’autrice savonese ci regala un’ulteriore saggio del suo straordinario talento compositivo con un’opera che colpisce in maniera travolgente.

In “Tutti tranne Giulia” la tragedia della morte, la perdita definitiva di una persona cara, svanita senza motivo e all’improvviso è un momento traumatico e non solo per le inevitabili e dolorosissime conseguenze. Nella fattispecie, rappresenta una cesura importante, per ognuno dei personaggi della nostra storia: il narratore delinea la personalità di ciascuno, illuminando debolezze e convinzioni, sin nei minimi dettagli, così da far risaltare con le dovute sfumature anche i caratteri minori.

L’autrice disegna un quadro dalle linee morbide ma dalla forza dirompente. Ogni capitolo del racconto si apre con un componimento poetico che è al contempo introduzione alla lettura e una “nota al testo” in versi. Più che di semplice strumento estetico, la Tilli tiene a risaltare il valore unico di liricità intrinseco alla poesia. Ne sottolinea la forza espressiva tipica di questo genere e della scrittura in generale: l’unica traccia del nostro passaggio o, ancor di più, unica fonte d’immortalità per l’uomo.

“Io sono qui e ora, mentre scrivo queste parole, e tu sei qui e ora, mentre leggi queste parole. Siamo insieme qui e ora?”

 

Alessandro Giuliano

 

“Tutti tranne Giulia” di Michela Tilli, Fernandel editore, pp. 201.


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