Arte

Uffizi: il restauro della Croce

Luca Siniscalco
23 marzo 2013

«Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo.» Questo punto d’appoggio è la croce. Non ce ne possono esser altri. Bisogna che esso si trovi all’intersezione del mondo e di ciò che non è il mondo. La croce è questa intersezione.” (Simon Weil)

La croce, simbolo di una redenzione divina attuabile mediante la sperimentazione immanente di una trascendenza fattasi carne e sangue, è immagine cardinale della civiltà occidentale. Tale emblema risulta quindi imprescindibile per una comprensione piena, indipendente dal credo religioso, della spiritualità occidentale e delle sue estrinsecazioni artistiche. Pertanto la scelta degli Uffizi fiorentini di presentare al pubblico opere restaurate raffiguranti l’evento della Croce assume un valore oltrepassante la dimensione estetica, a testimoniare la permanenza, perfino nella modernità laicista e desacralizzata, di un imprescindibile stimolo interiore diretto sui terreni del Sacro.

L’arte religiosa, le cui vicende nel Novecento hanno incontrato fortune alterne, viene rievocata attraverso la presentazione di tre dipinti su tavola, tra i più antichi della Galleria, soggetti a restauro. Un risanamento tecnico e materiale, forse esigenza di un restauro spirituale.
Si tratta di due croci dipinte: la prima, appartenente alla cultura pisana del XII secolo (Croce 432, dal numero d’inventario) e, la seconda, caposaldo della pittura fiorentina di metà ‘200, attribuita al cosidetto Maestro della Croce 434. Ad affiancare le due opere un dittico della metà del Duecento, raffigurante la Crocifissione e la Madonna col Bambino e santi, attribuito a Bonaventura Berlinghieri.
Le tre opere sono esposte gratuitamente sino al 29 marzo presso l’abside della ex-chiesa medievale San Pier Schieraggio; successivamente torneranno nella Sala 2 della Galleria degli Uffizi.

Interessante il raffinato commento di Angelo Tartuferi, Direttore del Dipartimento della pittura dal Medioevo al Quattrocento: “Delle tre opere restaurate in questa occasione la Croce dipinta n.432 è uno degli esemplari più belli e importanti della pittura italiana delle origini. Questo dipinto sorprendente da molti punti di vista – la suprema raffinatezza ‘artigianale’ dell’esecuzione, la brillantezza della gamma cromatica, una stupefacente capacità disegnativa -, la cui datazione più attendibile dovrebbe collocarsi ancora entro la metà del XII secolo, è arrivato fino ai giorni nostri in condizioni di conservazione molto soddisfacenti. Di grande rilievo storico è anche l’altra grande croce dipinta restaurata, databile intorno al 1240, che dà il nome al cosiddetto “Maestro della Croce n. 434” degli Uffizi, la personalità di matrice culturale lucchese che influenzò sensibilmente la formazione di Coppo di Marcovaldo, il pittore fiorentino più conosciuto prima dell’avvento di Cimabue. Infine il dittico del pittore lucchese Bonaventura Berlinghieri, databile intorno alla metà del Duecento, è importante anche per la tipologia morfologica. Si tratta infatti di un dittico di notevoli dimensioni, che fungeva probabilmente da altare portatile per le cerimonie religiose. L’opera proviene dal monastero di Santa Chiara a Lucca”.

Luca Siniscalco


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