Auto

UMM: una storia “feita em Portugal”

Matteo Giovanni Monti
23 gennaio 2018

Al giorno d’oggi, sembra che gran parte delle case automobilistiche abbiano una loro tradizione, una storia e un futuro ben programmato. I marchi d’automobili, seppur risultino essere tanti, negli anni passati erano molti di più: ciascuno produceva auto con caratteristiche uniche e distintive. Oggi purtroppo, questa identità si è un po’ persa, forse la crisi, gli improvvisi fallimenti aziendali o, semplicemente, un’economia troppo frenetica hanno eliminato nomi che hanno lasciato un’impronta nel mondo delle quattro ruote.

Oggi vogliamo raccontarvi la storia della casa automobilistica portoghese UMM.

Sul finire della lunga dittatura di Salazar, nonostante la nazione e il popolo fossero ancora in ginocchio, in Portogallo il desiderio di ripresa non mancò, e piano piano l’economia e il mondo industriale ripresero a funzionare. Qualche anno dopo nel 1977, a Lisbona nacque ufficialmente la UMM. Acronimo di União Metalo-Mecânica, si inserì con grande carattere e originalità nel segmento delle fuori strada e delle macchine agricole grazie alla creazione di robusti veicoli off-road 4×4. Carrozzerie resistenti e ruote alte, furono disegnate per l’avventura e per affrontare situazioni altamente critiche ed estreme.

Il primo motore, sviluppato assieme a Peugeot, fu un 2.3 litri a gasolio da 67 CV, piuttosto criticato perché povero di prestazioni, fu invece lodato in termini di affidabilità; seguirono poi il 2.0 litri benzina da 79 CV e un più sostanzioso 2.5 litri turbodiesel da 103 CV.

La UMM si fece spazio anche nel mondo delle competizioni: partecipò al rally Parigi-Dakar e dimostrò agli occhi di tutto il mondo l’alta qualità. Tutti i mezzi dispiegati sul campo, terminarono la gara senza alcun tipo di avaria o guasto rafforzando la solida immagine.

Grazie alla loro versatilità e praticità, i veicoli UMM trovarono largo impiego anche in ambito militare, forestale e presso il corpo dei Vigili del Fuoco. Ingenti numeri di unità infatti furono acquistate direttamente da enti statali appartenenti a Portogallo, Spagna, Francia, Angola, Congo e Capo Verde.

Negli anni a seguire vi fu un episodio, legato a Papa Giovanni Paolo II, che rese ulteriormente celebre e famoso il marchio: nel 1992, per il Pontefice in visita in Portogallo, fu infatti realizzato un esemplare ad hoc. Composto da cinque porte con telaio a passo lungo e seduta posteriore protetta da vetro corazzato spesso 40 mm, fu equipaggiato con aria condizionata e potenti altoparlanti esterni collegati ad un microfono.

Gli ordini e la produzione cessarono ufficialmente nel 1996 totalizzando più di 10.000 unità prodotte.

Infine, negli anni successivi ci fu l’idea di riprendere l’attività: nel 2000 fu annunciata una versione ben aggiornata, con motore turbodiesel da 2,1 litri meno rumoroso e con più coppia fin dalle basse velocità. Vantava diverse opzioni disponibili, tra cui l’aria condizionata e il GPS, favorevole fu anche il prezzo nettamente inferiore a quello di un Land Rover Defender ma con finiture e caratteristiche simili.
Tuttavia, purtroppo, la società non ebbe sufficienti capitali da investire nel suo sviluppo e abbandonò definitivamente il progetto di rinascita.


Potrebbe interessarti anche