Cinema

Un amore sottosopra

Giorgio Raulli
1 marzo 2013

Per un raro fenomeno astrofisico, in un sistema solare sono nati due piccoli pianeti talmente vicini che l’uno è il cielo dell’altro, dove tutta la materia è attratta dalla gravità del pianeta da cui proviene. Adam (Jim Sturgess) vive in un orfanotrofio del Mondo di Sotto, e l’unica parente che gli resta è la sua prozia. Durante un weekend trascorso con lei, Adam si avventura sulla montagna tanto vicina al Mondo di Sopra, per raggiungerne la cima: lì incontra Eve (Kirsten Dunst), una ragazza del Mondo di Sopra.
Con gli anni i due si innamorano e si incontrano di nascosto sulla cima del monte grazie ad una corda che permette loro di passare da un mondo all’altro. Ma la loro relazione “tra mondi” è proibita, e un giorno vengono scoperti: nel trambusto Eve cade nel suo mondo battendo violentemente la testa. Tutto sembra finito tragicamente, finchè dieci anni dopo Adam riconosce Eve in televisione, ed è determinato ad incontrarla di nuovo.

“Upside Down” si rivela un bell’esperimento del regista argentino Juan Solanas (figlio del ben più noto Fernando), che se da un lato non è altro che l’ennesima rivisitazione della formula shakespeariana dell’amore proibito, dall’altro rappresenta l’innegabile esistenza di due realtà diverse in contrapposizione: ricchezza e povertà, sfruttatori e vittime, tecnologia e arretratezza. L’elemento visivo è quello preponderante, merito anche della combinazione di riprese ottenute con due macchine diverse in molte inquadrature. La storia “a testa in giù” di due Adamo ed Eva, legati in un destino quasi disneyano in un universo parallelo al nostro.

La risultante  estetica è suggestiva, ma ciò che importa è senz’altro il simbolismo dietro la trama romantica: il tentativo di Solanas è quasi certamente una presa di coscienza dell’ipocrisia di una realtà bipolare, più che una critica. Un’idea interessante che forse si lascia vincere troppo dall’intreccio amoroso, in particolare nell’ultima parte del film.
Insomma, “Upside Down” si regge su un buon cast e un buon soggetto, anche sei alla fine si ha l’impressione che non si siano sviluppate a pieno tutte le potenzialità dell’intera storia.

Giorgio Raulli


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