Cinema

Un inno alla libertà di stampa e al giornalismo di una volta

Michela D'Agata
8 febbraio 2018

Tre mostri sacri del cinema internazionale Steven Spielberg, Tom Hanks e Meryl Streep, approdano sul grande schermo con l’attesissimo The Post, un film quanto mai attuale che parla di storia, diritti, giornalismo e disuguaglianze tra uomo e donna.

Anno 1972. Katharine “Kay” Graham (Meryl Streep) è la proprietaria del Washington Post, giornale a conduzione prettamente familiare che sta per essere quotato in borsa. Questo importante ruolo le è “capitato” dopo l’improvvisa morte del marito che, a sua volta, aveva ereditato la direzione del giornale proprio dal padre di Kay, motivo che la porterà ad essere malvista e osteggiata dalla maggior parte suoi collaboratori maschi membri del consiglio, che non si fidano del suo giudizio solo perché donna.
Ben Bradlee (Tom Hanks) è invece il direttore del quotidiano, uomo fidato, ambizioso, appassionato del suo lavoro e determinato a far sì che il Washington Post diventi un giornale di portata nazionale.

Kay e Ben avranno l’occasione di cambiare la storia quando si troveranno ad avere tra le mani i Pentagon Papers: documenti riservati che nascondono le bugie raccontate dal governo sulla Guerra del Vietnam. Che fare: difendere la libertà di stampa e di informazione andando contro l’ordinanza già emessa a carico del New York Times (prima testata ad aver iniziato lo scandalo) oppure tacere e andare contro il primo emendamento?

In un mondo governato da uomini Kay Graham, una Meryl Streep in stato di grazia (che novità), inizialmente insicura e titubante, si farà coraggio e dimostrerà con fierezza che le sue decisioni non valgono meno di quelle degli altri, nel caso specifico degli uomini che la circondano. In una attualità bombardata da fake news e dagli articoli alla ricerca del clickbait questa storia ci fa capire cos’era il giornalismo di una volta, quello delle inchieste e degli scandali, quello in grado di cambiare il corso della storia. Un inno al diritto di informazione, vista come uno strumento per i governati e non per i governanti, vista come un dovere da parte di chi ha la possibilità di farla, anche se questo vuol dire andare contro le imposizioni politiche e il contesto sociale in cui ci si trova.

Magistrale la regia di Spielberg, riconoscibile e godibile in ogni più piccolo e infinitesimo particolare. Formalmente impeccabile il film emoziona ed entusiasma senza bisogno di retorica, a molti forse potrà sembrare la classica americanata alla Spielberg, ma anche se fosse è sicuramente un’americanata fatta bene.


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