Letteratura

Un invito da Amelia Lynd. Una storia di significati

staff
22 gennaio 2012

Il palazzo in via Icaro 15 è un microcosmo vivace e caotico nella Milano dei primi anni Settanta. Inquilini velenosi, mogli pettegole e vanesie, ragazzi viziati e perfino un pappagallo che recita il Padre Nostro convivono in un equilibrio costantemente minato da fastidi e meschinerie piccolo borghesi.
Un equilibrio mantenuto grazie al buonsenso: sì, quello della portinaia.
Elvira vive al piano terra con il marito e il figlio tredicenne Chino, desiderando e lottando con tutte le sue forze per il proprio riscatto sociale.
Il giovane Chino, dal canto suo, osserva la vita della madre, i suoi sacrifici e la sua agguerrita vitalità stagliarsi contro il muro sordo e miope dei “signori”, in una stasi che sembrerebbe ripetere all’infinito gli stessi soprusi e ipocrisie. Finché non arriva a scuotere il suo piccolo mondo Amelia Lynd, un’anziana e distinta signora che sembra fatta di carta velina, si nutre solo di acqua e parla con un accento indescrivibile. Un po’ duchessa dai modi ricercati, un po’ viaggiatrice inafferrabile, gli inquilini non tardano a bollarla come una vecchia matta, mentre Chino ne rimane affascinato. Tra la signora solitaria e l’adolescente nasce un’amicizia fatta di racconti, di studi, di riflessioni sulla scrittura, sulla vita e soprattutto sulle parole: Amelia Lynd, che ama gli sperimentatori del linguaggio, è infatti fatalmente legata ad una necessità bruciante e disperata di dare alle parole un significato e un senso.
In “Le parole perdute di Amelia Lynd” Nicola Gardini racconta una storia di formazione. Ma tratteggia anche con un disegno delicato figure vivissime, personaggi che emergono in tutta la loro evidenza grazie a pochi gesti eloquenti. La fanatica religiosa che predica bene e razzola male,  la sarta bisbetica e maligna, l’uomo di casa chiassoso ma vigliacco: al lettore sembra di averli già incontrati, magari sulle scale di un palazzo tirato a lucido dalle mani operose ma invisibili della portinaia.
Un romanzo ricco di riflessioni sulla letteratura e sull’attualità italiana, immaginata nel 1972 dagli occhi profetici della vecchia signora Lynd, ed entrambi argomenti sui quali Gardini – uno dei tanti cervelli fuggiti dall’Italia: una laurea in Lettere Classiche e un dottorato in Letteratura Comparata, ora insegna ad Oxford – ha molto da dire.
“Le parole perdute di Amelia Lynd” è infine una storia sincera ed amara, in cui all’ottimismo infaticabile si affiancano la sfiducia e la disperazione, in cui la vittoria e il raggiungimento dei traguardi personali sconfinano pericolosamente nella sconfitta sociale. In questa fragilità, le parole perdute di una vecchia signora non sono una risposta, non sono una consolazione, ma una spinta alla ricerca, per quanto ardua e non sicura, della propria affermazione e felicità.

 

Maria Stella Gariboldi

“Le parole perdute di Amelia Lynd”, di Nicola Gardini, Feltrinelli, pp. 240


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