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Un po’ di storia del Giro d’Italia: tra maglie rosa, nere, calciatori e una donna in gara

Alessandro Cassaghi
6 Maggio 2019

Gli appassionati hanno cerchiato sul calendario la data già da molto tempo, perché l’11 maggio inizia uno degli appuntamenti della stagione sportiva più seguiti: il Giro d’Italia. Questa “classica” delle due ruote che toccherà quasi tutto lo stivale in 21 tappe terminerà poi il 2 di giugno.

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Il primo vincitore? Un muratore! Il Giro d’Italia è stato “inventato” dallo storico quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport nel 1909. In quell’edizione della corsa “rosa”, il Giro venne vinto da Luigi Ganna. Curiosa, la storia personale del primo vincitore: nono di dieci figli nati da una coppia di contadini, di professione era un muratore originario della Lombardia. E non è tutto: il muratore Ganna nello stesso anno vinse un’altra gara ciclistica importante, la Milano-Sanremo.

Come mai la maglia rosa… è rosa? Iconica come poche, è la classica maglia indossata dal leader del Giro d’Italia, di colore rosa e indossata anche nel corrispettivo femminile, il Giro Rosa. Questo perché la maglia, introdotta per la prima volta da Armando Cougner, giornalista della Gazzetta dello Sport nonché organizzatore del primo Giro, voleva essere un omaggio al quotidiano sportivo, dalle iconiche pagine, per l’appunto, rosa.

Una donna in pista: Alfonsina Strada. Il Giro è, per antonomasia, una gara maschile (il Giro Rosa è l’equivalente femminile) ma, una volta soltanto, al via c’è stata una donna: Alfonsina Strada, che nel 1924 partecipò alla gara. I compaesani la chiamavano “la matta”, per la sua passione sfrenata per la velocità. Ma questa sua passione, purtroppo, non bastò per tenere il passo con i più muscolosi uomini: Alfonsina terminò il Giro d’Italia con 28 ore di ritardo dal vincitore, Giuseppe Enrici. Nessun problema per questo distacco mostruoso: rimarrà indimenticata.

C’era anche un calciatore. Nel 1926, alla partenza del Giro d’Italia era presente anche Giuseppe Ticozzelli, difensore del Casale. Ticozzelli aveva collezionato anche una presenza in Nazionale: come sportivo era bravo, ma la sua partecipazione al Giro non fu delle più felici. Si ritirò dopo quattro tappe, per via di una moto che lo investì ferendolo. Curiosamente, Ticozzelli gareggiò con la maglia nera della sua squadra di calcio, quella maglia ispirò la famosa maglia nera che si “aggiudicavano” gli ultimi in classifica.

Facile ricordare i vincitori. Ma i perdenti? Nell’albo d’oro del Giro d’Italia, ci sono leggende come Alfredo Binda, Fausto Coppi o il belga Eddy Merckx che l’hanno vinto cinque volte. Rimarranno negli annali per sempre. Come è negli annali Luigi Malabrocca, il re… degli ultimi! Nato nel 1920, correva ai tempi di Fausto Coppi, uno dei “cannibali” di questo sport. Sapeva di non avere la minima possibilità di vittoria, così, come dicono le leggende, si prendeva meritate pause tra i fienili e nelle cantine. Il suo obiettivo? Forse, il premio in denaro destinato alla maglia nera, l’ultimo in classifica! Nel 1946 arrivò a poco più di quattro ore da Gino Bartali, leader del Giro, l’anno successivo si superò: quasi sei ore dietro a Fausto Coppi! Ma c’è da sapere che Malabrocca era un ottimo ciclista, infatti nel suo palmares si contano ben 138 vittorie, e 15 da professionista.



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