Cinema

Un rapido sguardo al Festival di Cannes 2013

Giorgio Raulli
21 Maggio 2013


Lo scorso mercoledì (15 maggio), Il Festival di Cannes ha aperto la sua 66esima edizione, inaugurando ancora una volta una delle rassegne cinematografiche più importanti del mondo. Quest’anno la kermesse vede come madrina l’attrice Audrey “Amelie” Tautou, che ha guidato la cerimonia d’apertura e che in quella di chiusura (domenica 26) sarà al fianco del presidente della giuria Steven Spielberg. Ad inaugurare le proiezioni, è stata presentata l’anteprima (fuori concorso) de “Il grande Gatsby” di Buz Luhrmann, film accolto gelidamente nonostante le critiche positive a Di Caprio.

Giovedì 16 ha rotto il ghiaccio della gara “Jeune et Jolie” di Francois Ozon, che, nel tempo di quattro stagioni, fotografa la complicata sessualità di una giovane diciassettenne (Marine Vacth) che si prostituisce per suo piacere. Il regista messicano Amat Escalante ha presentato la storia di “Heli”, alla ricerca di suo padre scomparso, confrontandosi con una dura e violenta realtà, fatta di droga, corruzione e sfruttamento. Nella sezione “Un Certain Regard”, è stata la volta di Sofia Coppola che ha presentato “The Bling Ring”, tratto dalla storia vera di una gang di ragazzi (nel cast Emma Watson) ossessionati dalla celebrità che nel 2009 svaligiarono molte ville di vip a Beverly Hills; “Fruitvale”, regia di Ryan Coogler, segue invece l’ultima notte del giovane Oscar Grant (Michael B. Jordan), ucciso dalla polizia con un colpo alla schiena mentre era trattenuto in custodia la notte di Capodanno del 2009.

Venerdì 17 il regista premio Oscar Asghar Farhadi ha portato in concorso una storia d’amore con “Le Passé”; la pellicola cinese “Tian Zhu Ding” ha invece toccato il tema dei tristi e pericolosi retroscena della grande crescita economica cinese, attraverso le storie di vari protagonisti. Valeria Golino invece è in lizza per il premio Un certain regard con “Miele”: la giovane Irene (Jasmine Trinca) ha deciso di aiutare i malati terminali che desiderano abbreviare le proprie sofferenze. Un giorno però un anziano (Carlo Cecchi) chiede il suo aiuto perché semplicemente crede di aver vissuto abbastanza, facendo scaturire nella donna mille dubbi e ripensamenti.

“Jimmy P. (Psychotherapy of a Plains Indian)” e “Soshite Chichi Ni Naru” sono stati presentati in concorso sabato 18: il primo di Arnaud Desplechin racconta di un indiano, che si fa chiamare Jimmy Picard, (Benicio Del Toro) che inizia a soffrire di diversi sintomi inspiegabili una volta ritornato dalla Seconda Guerra Mondiale. La seconda pellicola è invece del giapponese Hirokazu Koreeda, il dramma di un uomo di successo che scopre che suo figlio è stato scambiato alla nascita con un altro.

Domenica 19, in concorso, è stato proiettato il thriller di Alex Van Warmerdam “Borgman”, la storia misteriosa di un uomo che, trasferitosi una zona residenziale, coinvolge la vita tranquilla di una famiglia benestante in una serie di eventi oscuri. I fratelli Coen sono al Festival con la vita del musicista Dave van Ronk in “Inside Llewyn Davis”.

Lunedì 20 è la volta di “Un château en Italie” (di e con Valeria Bruni Tedeschi) e di “Wara No Tate”, film del giapponese Takashi Miike. “Un Certain Regard” vede protagonisti “Mentre morivo”, adattamento del romanzo “As I Lay Dying” di Faulkner, diretto da James Franco ed il primo film prodotto e girato completamente in Palestina “Omar” (di Hany Abu-Assad), la storia drammaticissima di quattro attivisti nella lotta per la libertà.

“La grande bellezza” è in programma per martedì 21, con la regia di Paolo Sorrentino: una commedia drammatica sulla decadenza di una Roma sempre sfavillante, con un ricchissimo cast, tra cui Toni Servillo, Carlo Verdone, Carlo Buccirosso, Sabrina Ferilli, Roberto Herlitzka. “Behind the Candelabra” è invece l’ultima fatica di Steven Soderbergh, un film biografico sull’eccentrico pianista Liberace (Michael Douglas), personaggio e artista discusso degli anni ’60. Per la sezione Un certain regard, sono presentati alla critica e alla giuria il thriller/noir francese “Bastards” (di Claire Denis), il canadese “Sarah préfère la course” (di Chloé Robichaud) e “Wakolda”, l’incredibile storia di una famiglia argentina che ospitò il criminale Josef Mengele senza sapere chi fosse raccontata da Lucía Puenzo.

L’attesissimo “Solo Dio Perdona – Only God Forviges” (di Nicolas Winding Refn) sarà presentato mercoledì 22: Julian (Ryan Gosling) controlla un club di pugilato in Thailandia come copertura per il traffico di stupefacenti; quando però il fratello Billy (Tom Burke) uccide una prostituta, il poliziotto in pensione lo “punisce” con la morte; intanto in città arriva Jenna (Kristin Scott Thomas), madre dei due criminali, determinata a vendicare il figlio.

Giovedì 23 sarà la volta di “Nebraska” e “La vie d’Adèle”: il primo di Alexander Payne sul rapporto complesso tra un padre e un figlio, il secondo è invece l’adattamento cinematografico di una graphic novel di Julie Maroh.

Nel programma di venerdì 24, tra i molti film verrà valutato dalla giuria “The Immigrant”, per la regia di James Gray: una giovane polacca (Marion Cotillard), immigrata negli USA, è costretta da Bruno (Joaquin Phoenix) a prostituirsi per pagare le cure alla sorella malata e mantenerla, finché non arriva mago Orlando (Jeremy Renner) a cercare di salvarla dalla sua vita. In concorso restano ancora poche pellicole: “Michael Kohlhaas” (del francese Arnaud des Pallières), l’affascinante storia di un ricco mercante di cavalli nella Francia del sedicesimo secolo, “Only Lovers Left Alive” di Jim Jarmusch (in proiezione sabato 25), un fantasy-drama sul vampiro e musicista Adam (Tom Hiddleston), l’amata Eve (Tilda Swinton) e la sorella di lei Ava (Mia Wasikowska).
“Venere in pelliccia” è l’ultimo film in gara, per la regia di Roman Polanski, una commedia nera interpretata da due soli attori, un regista teatrale (Mathieu Amalric) che sta adattando un romanzo per la rappresentazione e un’attrice (Emmanuelle Seigner) pronta a tutto pur di ottenere la parte.

Il festival si chiuderà con la proiezione fuori concorso di “Zulu”, il tentativo di Jérome Salle di raccontare il Sudafrica, attraverso le indagini di due poliziotti di Cape Town (Orlando Bloom e Forest Whitaker) per l’omicidio di un’adolescente. Non ci resta che aspettare a chi la giuria di quest’anno assegnerà le preziose Palme, sperando che non si verifichino altri furti in stile “Caccia al ladro” dei preziosi tesori destinati alla kermesse, come quello avvenuto pochi giorni fa.

Giorgio Raulli