Postcards

Un sottile nastro verde nella foresta di Soignes

Carla Diamanti
12 luglio 2018

Le nuvole sono dalla mia parte. Si frappongono fra me e il sole implacabile di luglio proprio al momento giusto, pochi minuti prima di salire in bicicletta. Oggi sono bianche e fanno solo da schermo. Altre volte sono cariche di pioggia che riversano su questa immensa foresta, contribuendo a rendere i tronchi più alti, le fronde più spesse e la luce più rara. Miriadi di uccelli si riposano sui rami di questo bosco che mi ricorda una giungla per il suo profumo intenso, per il suo spessore e per la sensazione che avvolga tutto ciò che può. Il cinguettio ha accompagnato il mio risveglio, mentre le foglie che si muovevano al passaggio del vento mi hanno cullato ieri sera per farmi addormentare. Impossibile tenere la finestra chiusa: qui, nella foresta di Soignes, non si vorrebbe perdere mai il contatto con l’esterno, con la natura. Così decido di alzarmi presto e di partire in bicicletta lungo un sentiero che si fa largo nel bosco. Nello zaino una bottiglia d’acqua e una mappa, quella del Trails of Discovery attorno all’albergo che mi ospita. Segna le tappe di un circuito che mi porta verso luoghi inconsueti: poche indicazioni, tanta suspense. Pedalando mi addentro nel bosco, respiro sempre più profondamente e sento che tensioni e mondo reale si fanno sempre più lontani, quasi come se non avessi bisogno di nient’altro che di quello che vedo e che sento.

La mappa mi suggerisce di girare a sinistra e di cercare un laghetto. Eccolo. Incantevole, si apre fra gli alberi. Lascio la bici, mi avvicino all’acqua e immediatamente scopro alle mie spalle un’alta scalinata di pietra. Comincio a salire dando le spalle all’acqua, continuo finché il fiato me lo consente e poi mi fermo per girarmi e valutare la distanza. Trecentosessanta gradi e un’altra sorpresa: la scalinata si trasforma in un osservatorio privilegiato che mi consente di guardare fra le chiome degli alberi proprio nel punto in cui si aprono. E sullo sfondo appare la sagoma del castello di La Hulpe, antica dimora nobiliare oggi chiusa al pubblico che però può godere del suo meraviglioso giardino alla francese. Scendo le scale, rimonto in sella e pedalo per raggiungere il castello.

Freno, una foto. Giro la testa secondo le indicazioni della mappa e per un attimo sono proiettata lontanissimo dalla sequoia gigante che mi aspetta lungo il viale. Non resisto alla tentazione di provare ad abbracciarla: mi avvicino, allargo le braccia sulla corteccia morbida, poi riparto. Oltre il giardino e il castello, la strada continua in discesa, torna nel bosco e ne emerge solo ai margini di un piccolo borgo. La stanza in cui entro assomiglia a una biblioteca colma di libri dalla copertina anonima. Niente titoli, nessun autore. È la scenografia per un altro colpo di magia, questa volta orchestrato dalla mente creativa di Jean-Michel Folon, il genio del tratto, del colore, della leggerezza. La Fondazione che ne porta il nome è un viaggio nella sua arte e nella sua storia singolare. Questa era la sua terra, questo il suo bosco, queste le sensazioni che hanno nutrito il suo genio.

Quando torno in albergo e posteggio la bici mi sento carica di energia. Guardo la mappa, seguo ancora le indicazioni e mi distendo su un tappeto da cui guardo gli alberi. Il mio Trails of Discovery si conclude con una seduta di yoga e di meditazione. E con una riserva di buone intenzioni e di amore per la scoperta.

 

Trails of Discovery
Dolce La Hulpe Brussels
135 Chaussée de Bruxelles, La Hulpe
www.dolcelahulpe.com


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