Cinema

Una “sobria” notte da leoni

Giorgio Raulli
31 Maggio 2013

Mentre Phil (Bradley Cooper), Stu (Ed Helms) e Doug (Justin Bartha) sono ormai tutti sposati, Alan (Zack Galifianakis) non è cambiato, anzi, peggiora sempre di più: dopo la morte di suo padre, entra in una crisi profonda che non fa che minare la sua già precaria stabilità; il resto del gruppo decide di portarlo in una clinica di riabilitazione per potergli dare l’aiuto di cui ha bisogno. Ma ovviamente le cose non andranno come previsto, soprattutto quando Marshall (John Goodman), un uomo senza scrupoli, li coinvolgerà in una corsa contro il tempo per dei conti in sospeso che ha con mister Chow (Ken Jeong).

Il successo del primo film fu inaspettatamente enorme, tanto che ne nacque un secondo al limite del remake: trama e situazioni speculari; una ripetizione forse banale e con meno carisma delle avventure a Las Vegas, ma senza dubbio divertente e spensierata. Questa volta il fortunato regista Todd Phillips ha giustamente pensato di costruire una storia un po’ diversa, addirittura troppo: qui non c’è nessun “hangover”, nessuna sbronza, nessuna perdita di memoria, ma piuttosto siamo in un road-movie indubbiamente legato a ciò che è accaduto la prima volta a Las Vegas e poi a Bangkok, un viaggio sulla voglia di costruire un futuro diverso dai ricordi passati. Una linearità eccessiva che purtroppo porta ad un film alquanto incerto: se “Una Notte da Leoni 2” era criticabile in quanto troppo simile al primo, “Una Notte da Leoni 3” non riesce affatto ad operare una conclusione tanto pubblicizzata.

Anche stavolta però ci sono gli elementi di sempre, i protagonisti hanno le loro caratterizzazioni ben definite, Las Vegas è sfavillante come sempre, pericoli e difficoltà sono forse anche più grandi che in precedenza; il ritmo è sempre quello, la colonna sonora è sempre azzeccata tra classico e moderno, e fanno capolino interessanti riferimenti a grandi film come ”Il fuggitivo” o “Le ali della libertà”. Per i fan della saga non sarà facile vedere i difetti di questo ultimo capitolo, ma di fatto le situazioni paradossali e i personaggi mal si mescolano alla maturità fortemente cercata dagli autori e alla scelta (crudele) di inserire a metà dei titoli di coda l’unica breve sequenza che risponde effettivamente alle aspettative di un pubblico che non vorrebbe una fine simile.

Giorgio Raulli



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