Cinema

Unsane: cosa succede quando non puoi fidarti nemmeno di te stesso?

Chiara di Perna
5 luglio 2018

Approda oggi nelle sale italiane Unsane, il nuovo thriller psicologico firmato da Steven Soderbergh.

Nuova città, nuovo lavoro, nuove abitudini… l’inizio di una nuova vita lontana dai brutti ricordi del passato. É così che Sawyer (Claire Foy), vittima di stalking, ha scelto di ricominciare.

Ma quando sei così tormentata dal passato dove pensi di scappare? Ed ecco che paura, ansia e inquietudine intrappolano Sawyer nel suo stesso incubo. La protagonista, infatti, dopo i continui turbamenti psicologici ha deciso di rivolgersi a un istituto specializzato nell’assistenza psicoterapeutica. Subito dopo il primo colloquio Sawyer, però, si trova ricoverata contro la sua volontà. Secondo i medici è una donna instabile, ossessionata dalla presenza del suo stalker, che continua a vedere in ogni situazione, in ogni momento della giornata… sarà davvero così o è solo frutto della sua immaginazione?

Il regista ci tiene col fiato sospeso e ci lascia il beneficio del dubbio fino a metà pellicola, quando ormai anche Sawyer dubita di se stessa, non avendo prove e complici dalla sua parte. La vittima non viene creduta da nessuno ed è così che il suo incubo continua.

Suspance e tensione sono le parole d’ordine: Soderbergh aveva già sperimentato questo genere con Effetti collaterali, ma con Unsane ha deciso di osare di più. Non mancano infatti i riferimenti politici, focus dell’intera vicenda: ben presto si scopre che la clinica sfrutta l’assicurazione medica dei pazienti, ricoverati con l’inganno. La trama del film si sviluppa, quindi, su due tematiche importanti, quasi a dividerlo in due momenti completamente distinti tra loro. Ed è proprio in questo passaggio da un argomento all’altro, con l’alternanza di registri diversi, che notiamo la complessità del lavoro di Soderbergh e ne apprezziamo la bravura.

Capacità ben evidenti anche dal punto di vista tecnico. Il regista, infatti, ritorna al cinema, con un film interamente girato con l’iPhone 7 plus: Soderbergh definisce la scelta del cellulare come “game changer e giustifica questo azzardo nell’immediatezza delle immagini così girate. Un dettaglio tecnico che rende ancora più reale e attuale una narrazione capace di mantenere alta la tensione fino all’ultimo. Per conoscere l’epilogo della storia di Sawyer non resta che andare al cinema.


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