Sport

Verso Tokyo 2020: il campione di canottaggio Marco Di Costanzo si racconta

Alessandro Cassaghi
16 Marzo 2020

Ci sono campioni che riescono a emergere grazie alla grande forza di volontà che li contraddistingue, oltre all’abilità. Uno di questi è Marco Di Costanzo, il canottiere italiano originario di Napoli che all’Olimpiade di quattro anni fa vinse un bronzo, del valore di un oro, in coppia con Giovanni Abagnale. Marco e Giovanni non avevano mai gareggiato insieme prima di allora, ma fu subito un’intesa perfetta: Marco veniva da una specialità diversa, il “quattro senza”, in cui si rema insieme a tre compagni di squadra. Proprio in quest’ultima disciplina lo vedremo impegnato a Tokyo 2020, alla prossima Olimpiade per la quale ha già staccato il pass. Perché oggi, le speranze del canottaggio italiano, sono tutte sulle spalle di Marco. Un atleta che è stato forgiato dal carattere e dalla forza mentale, oltre che fisica: “Non ho mai dubitato della mia volontà perché avevo un motivo forte per non mollare il canottaggio. Io dovevo vincere per i miei genitori”.

Ecco cosa ci ha raccontato il campione.

Marco, chi ha capito per primo che saresti diventato un campione dello sport?
Sono stati proprio loro, i miei genitori. Mia mamma lavora in una piccola azienda di borse, mio papà fa il cameriere: sono stati loro ad avermi spinto e aiutato ogni istante per continuare a praticare lo sport che amo. Devo dire, però, che anche io ho sempre creduto in me stesso, nonostante non sia stato sempre tutto “rose e fiori” nel corso degli anni. Questo, perché sono cresciuto in una zona difficile di Napoli, i Quartieri Spagnoli, ma ho deciso di prendere in mano la mia vita scegliendo lo sport: ho sempre pensato che la fatica e la disciplina siano le strade giuste da seguire.

Qual è il tuo primo ricordo legato al canottaggio?
Non dimenticherò mai la mia prima gara. Avevo dieci anni, e il mio allenatore a quei tempi mi trasmetteva tanta “cazzimma” (un termine dialettale napoletano che, tra i vari significati, intende la giusta cattiveria agonistica, ndr). Io mi trovavo lì, alla partenza, e tremavo tutto. Ma poi quando il giudice ha dato il via, mi sono scatenato.

Quali sono i tuoi obiettivi per la prossima Olimpiade?
Anche se a prima vista può sembrare banale, prima di tutto, sapere se si terranno le gare vista la situazione di crisi data dal Covid-19. Anzi, ne approfitto per essere vicino a tutte le persone che stanno combattendo contro il virus, malati medici e infermieri, e spero che al più presto possa ritornare tutto alla normalità. Per tutti noi, ma anche personalmente, perché l’Olimpiade è il raggiungimento dei sacrifici fatti in questi ultimi quattro anni: voglio vincere la medaglia d’oro con la mia squadra di canottaggio.

Cosa fai nel tempo libero?
Quando non mi alleno mi piace molto passare più tempo possibile con la mia ragazza Alice, andare in giro e uscire con gli amici.

Cosa ti piacerebbe fare una volta smesso con lo sport agonistico?
Non lo so ancora, adesso penso al presente, a come allenarmi al meglio. Ma credo che non mi allontanerò mai del tutto dallo sport, anche se la vita che facciamo noi canottieri é piena di sacrifici. Per questo, sogno un giorno di prendermi un po’ di tempo per me e girare il mondo.

 

 



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