Lifestyle

Victoria’s Secret chiude il suo show: la moda etica va di moda?

Alessia Laudati
25 Giugno 2019

Calano gli ascolti e pesano le scelte di un brand che ha troppo a lungo ignorato la “Instagram generation”

 

Gli angeli per ora smettono di volare. Almeno in televisione. Victoria’s Secret ha annunciato a maggio scorso che rinuncerà a realizzare il suo imponente show televisivo che va avanti dal 2001. Niente più modelle ingioiellate e dai corpi perfetti, che sfilano in passerella tra l’ammirazione generale. Sì, ma come mai? Secondo il New York Times il motivo è un rinnovamento dell’immagine della griffe, ormai a caccia di consenso e vendite su altre piattaforme rispetto a quelle considerate tradizionali, come la tv. E in effetti proprio queste ultime non rendono più come un tempo. Solo l’anno scorso lo show, che si palleggia tra ABC e CBS, è stato visto da 3,3 milioni di spettatori contro i 9,9 del 2017, certificando così una fuga da Victoria’s Secret e dalla sua idea di bellezza femminile. I più cattivi sostengono che gli spettatori, ricordiamolo, tutti potenziali consumatori, abbandonino lo show perché lo considerano obsoleto.

Si vocifera da tempo infatti di un’apertura della griffe – a diverse identità, culture e corpi. C’è chi, e sono in molti, chiede meno angeli e più donne normali, con le loro curve e imperfezioni, o modelle transgender con la loro storia di corpi differenti. Purtroppo però il brand non ha saputo, in passato come oggi, intercettare queste nuove sensibilità, rincorrendo invece il classico esempio della top model. Fuori però la società cambiava. Nel 2018 il CEO di L Brands Ed Razek, organizzatore principale dello show, aveva spiegato a Vogue salvo poi scusarsi, che non faceva sfilare modelle curvy o transgender volutamente perché lo show rispondeva da sempre al desiderio di sognare delle consumatrici. Questo anche ignorando le aspirazioni della “Instagram generation”, più attenta a rispecchiarsi in corpi meno perfetti e meno patinati, ma più calati nella realtà di tutti i giorni. La risposta di Razek sottolineava come il tentativo di normalizzare qualcosa che per sua natura, viste le scelte di posizionamento, ha sempre dovuto essere irraggiungibile, maestoso, unico, per poter funzionare a livello di brand, non avrebbe avuto molto senso. Oggi però il calo di spettatori non gli ha dato ragione. Se il mondo della moda e soprattutto come le consumatrici si rapportano a esso sta cambiando, visto che la loro relazione non è più verticale, come vorrebbe Razek, ma orizzontale, il calo di ascolti del fashion show può suonare come metafora di questo rapporto stravolto in maniera irreversibile.

Victoria’s Secret può forse ignorare questo cambiamento nelle sensibilità, ma gli spettatori no. Il brand di lingerie può persino rinchiudersi nel suo fortino, visto che i marchi che si fanno pubblicità soprattutto sulle piattaforme social scelgono bellezze tutt’altro che aliene o monoidentitarie, ma fuori il mondo va avanti e sceglie, compra, prende ispirazione da chi ha più modernità al proprio interno e principi etici da rispettare.

La parola chiave è diversity – e, credeteci, va giustamente molto di moda.



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