Cultura

Woody Allen regista alla Scala di Milano in un dittico da non perdere

Benedetta Bossetti
12 Luglio 2019

In scena al Teatro alla Scala sino al 19 luglio, il tanto atteso dittico del Progetto Accademia: “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini su regia di Woody Allen e per la prima volta sul palco scaligero “Prima la Musica poi le Parole” di Antonio Salieri con la regia di Grischa Asagaroff.

Dirige Adam Fischer, ma il vero mattatore della serata è il carismatico basso Ambrogio Maestri che ha sostenuto i giovani dell’Accademia in entrambe le performance.

Gianni Schicchi” rappresentato per la prima volta da Woody Allen a Los Angeles nel 2015, su suggerimento di Placido Domingo, ha un sapore nuovo e più attuale. Il regista  che, per la prima volta affronta il melodramma, prende spunti dal neorealismo di De Sica e Fellini. La scena si sposta dall’originale 1299 (Gianni Schicchi appare nel canto XXX della Divina Commedia tra i “falsatori”) a quella degli anni’50. L’opera fa parte di un trittico – “Il Tabarro”, “Suor Angelica” e “Gianni Schicchi” – che Giacomo Puccini pretendeva fossero rigorosamente rappresentate insieme per sottolineare le differenti sfaccettature della vita. Ma oggi le scelte sono differenti.

Il libretto racconta del faccendiere fiorentino Gianni Schicchi, impersonato da Ambrogio Maestri, che interpellato dagli eredi di Buoso Donati – parenti del promesso sposo di sua  figlia Lauretta – sapendosi esclusi dal testamento reclamano il suo aiuto. Schicchi architetta un piano diabolico: si finge lui il moribondo Donati e, al notaio, detta le ultime volontà intestando tutto il  “suo” patrimonio a Gianni Schicchi, ovvero a se stesso. Potrà così anche suggellare il matrimonio tra sua figlia Lauretta e Rinuccio, nipote del defunto. Un’opera buffa dalla musica struggente. Gli interpreti, oltre a Maestri, sono l’ottima Francesca Manzo nei panni di Lauretta, Chuan Wang Rinuccio, Valeria Girardello è Zita e Hun Kim Gherardo.

Prima la Musica poi le parole” è invece un’opera metateatrale – una parodia del melodramma – che venne commissionata ad Antonio Salieri dall’imperatore Giuseppe II per celebrare la visita della sorella Maria Cristina di Sassonia. La trama è semplice: Il Maestro di Cappella comunica al poeta che il Conte Opizio in soli quattro giorni pretende un melodramma  che verrà interpretato  dalla sua protetta. Dapprima il rifiuto; ma la posta vale cento zecchini e con questo incentivo il Maestro ricorda di avere pronta la musica di un’opera alla quale sarà sufficiente adattare le parole. Tra lazzi, urla, schermaglie tra le prime donne e intrighi si arriverà al compimento di una divertente opera buffa. Gli interpreti sono il superlativo Ambrogio Maestri quale Maestro di Cappella, il Poeta è Ramiro Maturana, Anna-Doris Capitelli interpreta i panni di Donna Eleonora ed Enkeleda Kamani è Tonina.

Al termine applausi scroscianti per tutti e in proscenio, sollecitato da Ambrogio Meastri, appare anche il ritroso Woody Allen per celebrare un vero successo dell’Accademia!

 

Ph Credits Brescia/Amisano – Teatro alla Scala



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