Leggere insieme

Yayoi Kusama

Marina Petruzio
12 Gennaio 2020

Fausto Gilberti è un artista. Da tempo è autore per Corraini Editore che, oltre al resto, gli ha affidato una collana dedicata all’arte contemporanea: brevi monografie, illustrate dal potente e ironico segno, prevalentemente nero (e bianco), di Fausto Gilberti. Sono libri dal maneggevole formato quadrato, con testo bilingue italiano-inglese. Tra questi, ultimo pubblicato, “Yayoi Kusama”, dedicato all’ormai novantenne affascinante artista giapponese, alla sua arte e ai suoi colori.

Di tutto quel rosso, Fausto Gilberti tiene i capelli dal perfetto taglio, squadrato come quello di una regina egizia, di un rosso pigmento poco naturale e molto intenso. E poi il giallo, quello delle amate zucche. Di quelle zucche che un giorno, quando era piccina le parlarono, tanta era la passione per quella forma, quella affascinante modanatura, quel dolce. Qualcosa che racchiudeva in sè e soddisfaceva più sensi.

Sulla cover Yayoi, una donnina piccola dai grandi occhiali rotondi, un naso affilato e lungo, l’inseparabile abito a sacchetto lungo sino alle caviglie, a pois differenti, ormai un’icona, regge una piccola zucca nera a pois gialli, mai regolari. Dal piccolo al macro: una zucca già fuori margine e molto più grande della piccola donnina le troneggia accanto: è gialla e nera e quel suo pezzo mancante annuncia il macro dei risguardi dove la forma si perde, un giallo intenso e il nero dei tondi diventano una texture che apre e chiude il libro, ricordo della zucca che fu, perfettamente in linea con l’arte di Kusama che confondeva i piani lavorando su ordini di grandezza differenti per supporti ma soprattutto per forme e infiniti.

Un intenso primo piano in caschetto rosso sul bianco della pagina e il nero, piatto, che traccia la fisiognomica resa minimal di Yayoi è un invito a proseguire.

Mi chiamo Yayoi, e se ti va vorrei raccontarti la mia storia. Una gentile richiesta: inizia un racconto semplice ma significativo, che traccia le tappe importanti della vita dell’artista, ne dipinge i luoghi, da Matsumoto in Giappone a New York all’età di 29, le intuizioni spontanee, quella sorta di approccio genialmente infantile, la propensione alla ripetitività e all’infinito, a riempire spazi mai pieni abbastanza. Gli incontri determinanti, i passaggi graduali della sua arte, gli happenings, l’impegno politico, la body painting – sempre e solo a pois -, la prigione sino alla malattia e al ritorno in Giappone. I puntini, le zucche. Il rosso e bianco, il bianco e nero, il giallo e il nero e il suo negativo. E, passaggio inevitabile, la moda o meglio i suoi abiti. Come sculture, ne disegnò e realizzò di infinitamente eccentrici e immettibili sino alla collaborazione con Louis Vuitton nel 2012. Li creò per le sue performance da indossare in due ma anche da ben venticinque persone contemporaneamente, sempre per moltiplicare all’infinito l’idea di infinito. Su alcuni operò dei trafori dai quali estrasse il pois lasciando di fatto un buco dal quale intravedere la figura umana sottostante, altri diventarono parte irrinunciabile della sua figura e il suo segno di riconoscimento oltre i capelli rossi.

Una piccola collana, senza forse esserlo realmente, per raccontare, in modo semplice e onesto, senza false retoriche o toni didattico-didascalici, l’arte contemporanea a tutti e non solo ai bambini. Una forma d’arte nell’arte. Un qualcosa che appaga  lasciando la curiosità e la fantasia per andare oltre.

 

 

 

Yayoi Kusama
testo e disegni di Fausto Gilberti
testo in inglese tradotto da David Kelly
edito Corraini edizioni
€12
età di letture: dai 10 anni

 



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